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mercoledì 25 giugno 2014

Festina al Museo del 900



Fresco di inaugurazione il Museo del Novecento. Ieri mi sono unita al fiume di gente che, approfittando dell'ingresso libero, si è riversato nelle sale dell'antico Spedale delle Leopoldine, in Piazza Santa Maria Novella a Firenze. Il museo resta aperto gratuitamente anche sabato 28 e domenica 29 giugno con una serie di iniziative, visite guidate e laboratori per le famiglie.
L'esposizione vanta opere di Felice Casorati, Giorgio Morandi, Vinicio Berti, Arturo Martini, Campigli, Ottone Rosai. Il commento più diffuso per le scale: "Sali sali, andiamo a vedere de Chirico".


La sala in alto è dedicata alla Firenze del cinema e nel cinema: il montaggio di spezzoni di film girati in città va da Camera con vista (1986, James Ivory) Ad ovest di Paperino (1981, Alessandro Benvenuti), Dove vai in vacanza? (1978, Alberto Sordi), La sindrome di Stendhal (1996, Dario Argento), Le ragazze di San Frediano (1949, Valerio Zurlini), Un tè con Mussolini (1999, Franco Zeffirelli). Il tripudio del pubblico coincide sempre con la scena di Amici Miei, vi consiglio di salire a vedere.

Orario del museo: estivo (1 aprile – 30 settembre) Lunedì, Martedì, Mercoledì dalle 10.00 alle 21.00; Giovedì dalle 10.00 alle 14.00; Venerdì dalle 10.00 alle 21.00; Sabato e Domenica dalle 10.alle 21.00.
Invernale (1 ottobre – 31 marzo) Lunedì, Martedì, Mercoledì dalle 10.00 alle 18.00; Giovedì dalle 10.00 alle 14.00; Venerdì dalle 10.00 alle 21.00; Sabato e Domenica dalle 10.00 alle 20.00.

martedì 20 maggio 2014

Festina Antropologica, museum of inspiration


In via del Proconsolo 12 a Firenze si entra al Museo di Antropologia ed Etnologia posto al primo piano di Palazzo Nonfinito. 'E un museo storico, che presenta manufatti e corpi, abiti e capanne suddivisi per area geografica d'origine, fondato da Paolo Mantegazza nel 1869 con l'intento di esporre le diversità umane in campo fisico e culturale. In quanto museo storico, questo fotografa le modalità di costruzione delle collezioni e l'approccio espositivo tipico dei secoli passati. Nell'antropologia museale contemporanea certi concetti, avremo modo di vedere, sono stati superati o resi oggetti di dibattito.
Salendo le scale facciamo il primo incontro con Patagone, la statua che rappresenta un alto abitante della Patagonia creata nel '700 a partire dalle dimensioni riportare sulla relazione dei viaggi del Capitano Byron intorno al mondo.



La prima sala dell'anello espositivo è dedicata alla popolazione Ainu del Nord del Giappone, che Fosco Maraini ebbe modo di conoscere e documentare negli anni '40. Ci sono fotografie, abiti cerimoniali e lance legate al rituale dello 'Iyomande', il sacro invio dell'orso che viene ucciso collettivamente ed assume il ruolo di messaggero degli uomini presso le divinità della Montagna. 
I dettagli di questa pratica di comunione ancestrale che passa anche dal consumo della carne dell'animale sacrificato, crudele e densa di simbologie, sono stati la parte che più ha ispirato le mie riflessioni questa volta. Spesso quando sono in cerca di ispirazione entro al Museo e mi lascio catturare dalle forme dei monili africani, dall'odore della capanna di Sumatra che si erge per intero in una saletta, batto sul fianco delle imbarcazioni in legno, cerco i rivestimenti di madreperla dei costumi che connettono il femminile alla luna. La frequentazione di queste sale spesso vuote, mi fa compiere un passo verso l'ignoto che iniza dove l'abitudine diventa relativa.

Quella che invece tendo a saltare in fretta, sentemdomi complice di una deprivazione, è la sezione in cui si possono osservare le mummie accovacciate in posizione fetale, portate via dal Perù e le teste-trofeo dell'Amazzonia. Esiste un movimento contemporaneo in antropologia chiamato Repatriation che vorrebbe il rimpatrio di resti, specie se umani, al loro luogo d'origine. In tal modo si potrebbe compensare la razzia sistematica che l'Occidente ha operato parallelamente alle esplorazioni, e che a volte rende ancora oggi impossibile la costituzione di musei entografici nei paesi nativi.
Non scordiamo che i musei rivelano molto di chi compone e dispone le collezioni e del loro modo di porsi rispetto all'Altro.

Il museo di Antropologia ed Etnologia fa parte del Museo di Storia Naturale di Firenze. Costo biglietto 6 euro. Chiuso il mercoledì. Info 055 2756444

lunedì 14 gennaio 2013

Festina Tessuto Vissuto Piaciuto

museo tessuto
cosa aspettarsi dal Museo del Tessuto di Prato
L'imponente edificio della fabbrica Campolmi di Prato vantava la ciminiera più alta della città, 50 metri di mattoni rossi che svettano verso il cielo. Oggi che i motori della caldaia sono spenti, l'edificio è stato convertito a sede definitiva del Museo del Tessuto. All'inizio della visita, si passa accanto alla caldaia a vapore che da una vetrata si affaccia sul cortile rettangolare, dove i segni dell'attività manifatturiera restano intatti.
Il Percorso Espositivo generale segue lo spirito delle mostre temporanee, facendo ruotare nelle vetrine gli oggetti più emblematici. L'esposizione in auge fino al 30 maggio è Vintage, l'irresistibile fascino del vissuto, che affonda entrambe le mani negli archivi materiali da cui gli stessi designer attingono per creare.


guida alla mostra Vintage
In origine furono i cenci, balle di capi di abbigliamento compressi e spediti dagli Stati Uniti, dove gli abiti venivano smessi prima di diventare lisi, visto il benessere diffuso. I solerti cenciaioli pratesi seduti su un guanciale al centro dello stanzone del magazzino, spulciavano ogni giacca o pantalone, dapprima svuotando le tasche da monete o altri cimeli abbandonati al loro interno; quindi via i bottoni, separati i tessuti di colore differente e la lana veniva rigenerata, cioè disinfettata e sfilacciata fino a riportarla a materia prima, commerciabile a prezzi molto vantaggiosi.
parka eskimo






















Con gli anni '70 la nuova tendenza dell'acquisto dell'abito usato fece prendere d'assalto quegli stessi magazzini da anticonformisti alla ricerca di capi militari e rimandi etnici: eskimo, parka, patchwork folk di fantasie indiane; con la contestazione delle regole di produzione, commercio e consumo, trionfa il proliferare di bancarelle e negozi di second hand.

 




















Agli anni '80 risale la strutturazione di veri e propri archivi di capi delle decadi precedenti, assemblati da case di moda e collezionisti, destinati a diventare il bacino di ispirazione a cui l'alta moda imparerà a tornare, per riprendere linee e dettagli: Hermes, Chanel, Max Mara, Salvatore Ferragamo, Gucci, Emilio Pucci sono  i paladini di una tendenza a rivisitare, riproporre, incantare con qualcosa di appena scordato.
La sitauzione contemporanea registra cappotti con tre maniche e altri gioielli concettuali realizzati assemblando gilet con mucchi di guanti o poliestere (Maison Martin Margiela). Parallelamente il main stream ha inglobato il concetto di vissuto nella produzione di capi nuovi. Infatti dopo generazioni di adolescenti anni '90 che passavano i pomeriggi a scucire e pesticciare gli orli dei jeans, tagliarli a campana e richiuderli con spilloni da balia, sono arrivati in commercio jeans già sdruciti, bucati e scoloriti. Nessuno li ha portati prima di te e se per gli igienisti questo è il massimo, a me non raccontano tutta la storia.

info
Museo del Tessuto - via Santa Chiara, 24 - Prato
costo ingresso: 8 euro. Ridotto per chi arriva in treno.
Catalogo e altri libri interessanti in vendita nello shop.

altro

lunedì 21 marzo 2011

Festina e Stefanaccio Bardini

Stefano Bardini. Chi lo incontrava non lo dimenticava. Elegante e discreto. Con modi affabili e gentili. Ma se lo si faceva indisporre diventava la belva più pericolosa della terra. Questione di due settimane e anche Festina approfitterà delle repliche aggiunte per la grande richiesta di Stefanaccio, spettacolo con Alessandro riccio, Silvia Paoli e Gianluca Minari ideato dentro gli spazi del Museo Bardini (via de Renai 37 - Firenze). L'evento itinerante muove i suoi passi proprio nelle sale espositive dedicate al geniale antiquario, offrendo uno spaccato sulla sua vita, le passioni e le frequentazioni. Rivive in questo particolarissimo evento su Bardini tutto quell'universo di vecchi aristocratici in miseria, di piccoli compratori, di affaristi ed imbroglioni che hanno popolato la Firenze di fine '800. Info e prenotazioni: 055/23.42.42.7

Info sulle date>>Link