giovedì 21 giugno 2018

Festina incontra Gabriele Del Grande


Vi ricordate la provocazione ai confini nazionali del film Io sto con la sposa (2014)? Il suo regista Gabriele Del Grande nel 2006 ha fondato l'osservatorio sulle vittime delle migrazioni Fortress Europe e da allora non ha mai smesso di viaggiare nel Mediterraneo pubblicando reportage su numerose testate italiane e internazionali. Il suo ultimo libro si intitola Dawla che in arabo significa Stato ed è uno dei modi in cui gli affiliati dello Stato islamico chiamano la propria organizzazione. Del Grande è andato a incontrarli in un avventuroso viaggio partito nel Kurdistan iracheno e terminato con il suo arresto in Turchia. 

Un'occasione per incontrare l'autore venerdì 22 giugno a Borgo San Lorenzo, presso il Villaggio la Brocchi a partire dalle 21.

mercoledì 20 giugno 2018

Festina Unusual Travel - Festa Gitana a Saintes Maries

festina lente blog

Li possiamo chiamare Zingari, Gipsy, Gitani, Rom, Sinti. Il Nazismo li ha perseguitati e sterminati nell'ordine delle 500.000 vite umane. Interi governi nazionali con piani di omologazione forzata hanno negato loro il diritto ad un'istruzione che mantenesse la loro lingua e hanno operato un piano sistematico di sterilizzazioni involontarie delle donne che andavano a partorire in ospedale. 
Una consistente transizione dal nomadismo alla sedentarietà di queste popolazioni, variegate al loro interno, è stata prodotta da costrizioni amministrative locali e dal mutamento del sistema economico e produttivo che ha affievolito l'offerta di lavori itineranti e stagionali nelle regioni rurali di mezza Europa.

Cosa accadrebbe se mi svegliassi e fossi una di loro, almeno per un giorno?


Siamo a Saintes Maries de la Mer, nella regione della Francia Meridionale denominata Camargue. In questo territorio di paludi lambite dal mare, si vive di raccolta del sale, di allevamento di cavalli e tori allo stato semi-selvaggio, di turismo naturalistico e produzione vitivinicola.
Saintes-Maries-de-la-Mer deve il suo nome alla leggenda secondo la quale Maria Jacobé e Maria Salomé, parenti di Gesù Cristo, furono cacciate dalla Giudea imbarcate su una barca senza remi. Fu la Provvidenza a condurle sulle rive della Camargue, dove furono accolte da una giovane camarguaise dalla pelle nera, di nome Sara, divenuta in seguito la santa patrona dei gitani di tutto il mondo.
Ogni anno il 24 maggio Rom e Sinti accorrono in paese per celebrarla e battezzare i loro figli, e la tradizione persiste anche se grossi camper motorizzati hanno sostituito le carrozze trainate da cavalli.


Le manifestazioni religiose che portano le statue di Sara (il 24.05) e delle due Marie (il 25.05) fino dentro al mare (con un mix di culto cristiano e induista che rivela le origini delle popolazioni gitane) sono accessibili e colorate, sono più numerose le persone intente a fotografare di quelle che gridano le loro preghiere. Vive les Saintes Maries! Vive Santa Sara! Un gruppo di cavalieri in sella si allinea in mare a cornice della processione, il manto bianco dei cavalli a contrasto con quello dei costumi colorati dei gitani. Entrare nell'acqua fino alla cintura è stato il mio battesimo al luogo. Una visita alla chiesa ed alla cripta in totale libertà ha regalato al mio piccolo gruppo di Gagé un'esperienza intima e intensa. Tangibili il rispetto e la venerazione per la minuta statua di Sara la Nera.

santa sara


Il pellegrinaggio a Saintes Maries de la Mer esiste grazie ad un nobile dalle origini fiorentine e ghibelline: Folco Baroncelli, nato nel 1869 ad Aix- en- Provence, difese i diritti della minoranza gitana ed ottenne nel 1935 che i Gitani potessero festeggiare pubblicamente la loro patrona. Il marchese Baroncelli fu esponente del Felibrismo, movimento letterario nato in Francia sulla scia del movimento romantico, che tendeva a valorizzare la difesa della lingua occitana a salvaguardia dell'identità culturale provenzale. Sempre a lui si deve il rinnovamento delle tradizioni legate all'allevamento dei cavalli della Camargue, che innovò ispirandosi al Wild West Show di Buffalo Bill.

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Pianificando il mio pellegrinaggio, mi hanno sorpreso la disponibilità e preparazione dell'Office du Tourisme di Saintes Maries de la Mer: rispondono alla mail info@saintesmaries.com  anche in italiano. E chi non potesse visitare la zona a maggio, ha diversi altri appuntamenti da appuntarsi nel corso dell'anno. 
Assolutamente consigliato per mangiare il ristorante O Pica Pica con i suoi cannolicchi e le arselle fresche, decisamente sopra la media delle paelle insipide dei menu fissi.
La sera, un po' diversa dalle aspettative lasciate intendere dall'espressione "grande festa gitana": abbiamo ascoltato il flamenco dei suonatori a cappello tra i tavoli dei ristoranti, ma l'unica festa spontanea trovata presso uno degli accampamenti stentava ad assumere un ritmo trascinante per i cambi di chitarristi. L'atmosfera era piuttosto rilassata in prossimità di un vagone storico in penombra, sotto la luce galla di un lampione, mentre poco più in là un camper pieno di lavatrici tirava i fiato dopo una giornata di lavaggi a pieno ritmo. 



Foto di Matteo Macrì.

piccola bibliografia di viaggio anti-stereotipi
Piasere, L. I rom d'Europa. Una storia moderna, 2009
Tosi Cambini, S. La zingara rapitrice, 2008
Gauss, K. I mangiacani di Svinia: un'epopea rom, 2008