mercoledì 19 settembre 2018

Festina alla Beer Craft Arena


Largo alle birre (e birrerie) artigianali questo weekend alle Cascine. L'ippodromo del Visarno a Firenze si popola di stand da venerdì 21 a domenica 23 settembre. L'evento a ingresso libero apre i battenti venerdì alle 18, per una tre giorni di birre ma anche street food, mercatino vintage e dj set.

Uno spazio è dedicato alla Franconia – la regione tedesca con il più alto numero di birrifici, patria dell’arte brassicola – affidato a Manuele Colonna, gestore del pub trasterverino “Ma che siete venuti a fa” e autore del libro “Birra in Franconia”, mentre per i fan delle birre acide non manca il Sour Corner, gestito da Diorama e Bere Buona Birra.

E veniamo alle star della manifestazione, i 10 birrifici artigianali selezionati per questa edizione di Beer Craft Arena: da Montemurlo (Prato) il Birrificio Badalà, che con “Épicé” e “Storter” ha conquistato un primo e terzo premio al concorso Birra dell’anno 2018. Da Milano la beer-firm Muttnik, anche loro tra i premiati di Birra dell’anno 2018 con “Bolik”, “Laika” e “Strelka”.

Dalle colline della Val d’Orcia la Brasseria della Fonte: orzo e luppoli sono coltivati in azienda e brassati con acqua di fonte. Da Lucca tutta l’esperienza del birrificio Brùton, tra i pionieri dell’arte birraia in Toscana. Da Bassano Romano la Hilltop Brewery, fondata da una famiglia anglo-irlandese. Dalle campagne capitoline anche Jungle Juice Brewing e Ritual Lab, marchi recenti che si sta facendo apprezzare anche all’estero.

Da Brescia le “birre irriverenti “ – ipse dixit – di No Tomorrow, premiato l’anno passato per la stout “Hop’n’hell”. Tra i birrai emergenti 2018 c’è Stefano Simonelli del birrificio Vetra, mentre dalla Stiria austriaca arriva il carismatico Karl Karigl di Blakstoc, con sidri e birre d’autore. 

Avete sentito amici celiaci, c'è il sidro. Ci si vede tra la folla.


Festina FEMMINILE Michelle Davis


Festina Lente Firenze

Oggi mi chiamo Michelle Davis e vivo a Firenze. Ho due sorelle e con loro ho imparato ad elaborare linguaggi segreti: quando incontro una persona con cui voglio legare, tiro fuori dei discorsi diretti, le mie espressioni in inglese per definire il mondo e le aggancio con riferimenti storici e letterari.
Firenze è la patria di Beccaria, colui che ha eliminato la pena di morte, ed allo stesso tempo è presa dal navel gazing, il guardarsi l'ombelico dell'autocontemplazione.

La nostra generazione con fatica ha preso le redini della città e mi sembra che stiamo facendo delle cose bellissime, con una grande differenza. Ancora non oso dire ribellione ma anche coscienza di quello che può funzionare: non siamo ricchi, non possiamo sperperare, abbiamo intelligenza pratica.
A Firenze ho sempre avuto questa idea: se non c'è qualcosa te lo puoi creare. Ci sono città dove è difficile entrare in certi circuiti, a Firenze è possibile lasciare una certa impronta. In più senti di non dovere niente a nessuno. Non ho mai sentito nessuno dire "mi manca quel festival", è una città che dimentica abbastanza. Abbiamo queste grandi radici a cui facciamo più riferimento, abbiamo due punti a cui ci attacchiamo tantissimo: il Rinascimento e poi gli anni 80 con la New wave. Poi per il resto le cose vanno e vengono.
Penso che questo dia tanta libertà ma anche un'ansia da prestazione. Se crei dei formati che siano fissi ma anche un po' camaleontici è un po' la strategia vincente. Se poi hai un'identità troppo netta, vieni a noia.

Ammiro la vocazione a grande città di una piccola la città, guarda la tranvia: modelli di sviluppo in grande per il futuro. Dev'essere difficile lottare tra le aspettative di una città crescente e la realtà di essere un museo a cielo aperto. Tu apri e trovi le rovine: "Ah cavolo come faccio!". Dev'essere complesso, io vedo ora in Olanda che la Chiesa non ha più tanti soldi, stanno vendendo e affittando le loro chiese diventano uffici, diventano sale concerti. 'E qualcosa che per noi è fuori di testa, siamo legatissimi alle nostre strutture storiche. Non è che questo palazzo del 500 dobbiamo sistemarlo ogni mese per utilizzarlo con i ritmi con cui lo utilizziamo adesso? Vogliamo tanto da una città che è vecchia, è come se tu prendessi la tu nonna: " Nonna andiamo in discoteca!". Alla fine Firenze ha bisogno di un po' di respiro, apprezzo molto il movimento per espandersi fuori dal centro.


Io mi sono trasferita da un anno a San Jacopino, che dopo 5 anni a Santo Spirito ero tipo: " O mio Dio cosa succederà". Mi sono stupita perché c'è genuinità della vita. Lì non senti il rumore tipico del centro di Firenze, la ruota del trolley sul sanpietrino. La sera vado nei giardinetti del liceo Leonardo da Vinci e c'è la baby dance con bambini arabi, albanesi, neri che cantano, mamme che lo vedi non vedevano l'ora che aprisse il chioschetto estivo per farsi una birretta. In un quartiere di working class c'è la vera integrazione, una lentezza che avevo dimenticato e per certi versi è bello darsi una calmata. Essendo donna e 30enne mi è piaciuto come cambiamento.

Alla boa dei 30 anni, io ho comprato casa. E la proprietà a Firenze l'ho sempre vista una cosa estremamente borghese e la respingevo anche un pochino. Però in San Jacopino, E poi mi piaceva mettermi alla prova e uscire un po' dalla mia confort zone. Firenze come qualsiasi città ha così tanti modi in cui può essere fruita.
Sono una persona con energia proiettata verso l'esterno. Io a 30 anni mi rendo conto che ci sono così tante domande che non mi sono mai fatta su me stessa su cosa mi piace. Con il motore di curiosità inestinguibile, devo vedere devo fare, però arrivi ad avere energie limitate e cerchi di capire meglio dove le vuoi investire. 'E proprio la domanda: dove voglio andare? It blows your mind quando ti chiedono cose che non sai.


"I wish I were a girl again, half-savage and hardy, and free".
 Emily Brontë 

Qui tutte le interviste del progetto FEMMINILE, conoscere Firenze attraverso storie di donne che la vivono.