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mercoledì 19 settembre 2018

Festina FEMMINILE Michelle Davis


Festina Lente Firenze

Oggi mi chiamo Michelle Davis e vivo a Firenze. Ho due sorelle e con loro ho imparato ad elaborare linguaggi segreti: quando incontro una persona con cui voglio legare, tiro fuori dei discorsi diretti, le mie espressioni in inglese per definire il mondo e le aggancio con riferimenti storici e letterari.
Firenze è la patria di Beccaria, colui che ha eliminato la pena di morte, ed allo stesso tempo è presa dal navel gazing, il guardarsi l'ombelico dell'autocontemplazione.

La nostra generazione con fatica ha preso le redini della città e mi sembra che stiamo facendo delle cose bellissime, con una grande differenza. Ancora non oso dire ribellione ma anche coscienza di quello che può funzionare: non siamo ricchi, non possiamo sperperare, abbiamo intelligenza pratica.
A Firenze ho sempre avuto questa idea: se non c'è qualcosa te lo puoi creare. Ci sono città dove è difficile entrare in certi circuiti, a Firenze è possibile lasciare una certa impronta. In più senti di non dovere niente a nessuno. Non ho mai sentito nessuno dire "mi manca quel festival", è una città che dimentica abbastanza. Abbiamo queste grandi radici a cui facciamo più riferimento, abbiamo due punti a cui ci attacchiamo tantissimo: il Rinascimento e poi gli anni 80 con la New wave. Poi per il resto le cose vanno e vengono.
Penso che questo dia tanta libertà ma anche un'ansia da prestazione. Se crei dei formati che siano fissi ma anche un po' camaleontici è un po' la strategia vincente. Se poi hai un'identità troppo netta, vieni a noia.

Ammiro la vocazione a grande città di una piccola la città, guarda la tranvia: modelli di sviluppo in grande per il futuro. Dev'essere difficile lottare tra le aspettative di una città crescente e la realtà di essere un museo a cielo aperto. Tu apri e trovi le rovine: "Ah cavolo come faccio!". Dev'essere complesso, io vedo ora in Olanda che la Chiesa non ha più tanti soldi, stanno vendendo e affittando le loro chiese diventano uffici, diventano sale concerti. 'E qualcosa che per noi è fuori di testa, siamo legatissimi alle nostre strutture storiche. Non è che questo palazzo del 500 dobbiamo sistemarlo ogni mese per utilizzarlo con i ritmi con cui lo utilizziamo adesso? Vogliamo tanto da una città che è vecchia, è come se tu prendessi la tu nonna: " Nonna andiamo in discoteca!". Alla fine Firenze ha bisogno di un po' di respiro, apprezzo molto il movimento per espandersi fuori dal centro.


Io mi sono trasferita da un anno a San Jacopino, che dopo 5 anni a Santo Spirito ero tipo: " O mio Dio cosa succederà". Mi sono stupita perché c'è genuinità della vita. Lì non senti il rumore tipico del centro di Firenze, la ruota del trolley sul sanpietrino. La sera vado nei giardinetti del liceo Leonardo da Vinci e c'è la baby dance con bambini arabi, albanesi, neri che cantano, mamme che lo vedi non vedevano l'ora che aprisse il chioschetto estivo per farsi una birretta. In un quartiere di working class c'è la vera integrazione, una lentezza che avevo dimenticato e per certi versi è bello darsi una calmata. Essendo donna e 30enne mi è piaciuto come cambiamento.

Alla boa dei 30 anni, io ho comprato casa. E la proprietà a Firenze l'ho sempre vista una cosa estremamente borghese e la respingevo anche un pochino. Però in San Jacopino, E poi mi piaceva mettermi alla prova e uscire un po' dalla mia confort zone. Firenze come qualsiasi città ha così tanti modi in cui può essere fruita.
Sono una persona con energia proiettata verso l'esterno. Io a 30 anni mi rendo conto che ci sono così tante domande che non mi sono mai fatta su me stessa su cosa mi piace. Con il motore di curiosità inestinguibile, devo vedere devo fare, però arrivi ad avere energie limitate e cerchi di capire meglio dove le vuoi investire. 'E proprio la domanda: dove voglio andare? It blows your mind quando ti chiedono cose che non sai.


"I wish I were a girl again, half-savage and hardy, and free".
 Emily Brontë 

Qui tutte le interviste del progetto FEMMINILE, conoscere Firenze attraverso storie di donne che la vivono.

giovedì 17 maggio 2018

Festina FEMMINILE Francesca Frati


Sono una donna che vive a Firenze.
Sono la Francesca Frati che Festina Lente ha incontrato il 31 marzo. La viglia di una Pasqua che è stata anche un Primo d'aprile era il giorno perfetto per rivelare segreti intimi e sacri e poi mascherarli da burle.

Da un paio d'anni ho comprato casa e quando dico la parola mutuo la voce traballa, ma insomma è piccolo. Appena svelo dove si trova la mia casetta, ci tengo subito a precisare che mi muovo molto: Milano, Roma, un viaggio recente a Tokyo. Alla scoperta di Tokyo, da sola, per cinque giorni sono partita ogni mattina per un quartiere diverso ed ognuno è veramente un mondo a parte. In certi scorci ti sembra di essere in Europa, che ne so a Parigi, in certi è proprio la grande metropoli, luci da tutte le parti, folle di persone che attraversano la strada. Un paese molto rassicurante, anche se sono apparentemente freddi, lo senti l'abbraccio dei giapponesi.

Firenze, pensa te, l'ho sempre difesa. Cosa non vera che ci si conosce tutti: ci sono mille posti, se stasera scelgo di andare in dieci bar in cui usualmente non vado, di sicuro non incontrerò nessuno che conosco pur conoscendo tantissime persone di Firenze. Ora mi fai questa domanda, se questa città è cambiata, e sento un po' di fastidio. Mi sta stretta, non lo so se è cambiata. La mia percezione di Firenze è cambiata. Non nego che mi piacerebbe andarmene. Non solo professionalmente perché potrei avere sbocchi diversi. L'età ce l'ho, ora o mai più per spingere e andare a Milano non mi dispiacerebbe.

Non ho mai mandato un curriculum in vita mai. Ora lo sto facendo, ho iniziato due mesi fa a rifarlo. Vediamo di rimettersi in gioco e mandarlo anche solo come sfida. In realtà però è strano perché non riesco a finirlo, alla fine tra i lavori ci metterò il curriculum stesso. Prevedo di finirlo in un anno. Sono free-lance e lavoro in parte nella moda, in parte nella comunicazione. La moda è arrivata assolutamente per caso, avevo diciott'anni, c'era la mia amica, vieni a lavorare. Da lì non ho mai abbandonato. Ho iniziato vestendo le modelle ed i modelli poi sono entrata negli studi fotografici. Mi piace tantissimo quello che faccio, ma non avrei mai pensato. Il percorso nella comunicazione è quello che ho in realtà studiato, però anche lì mi ci sono trovata per caso perché questo ragazzo che mi ha chiamato era amico del mio fidanzato di allora. Lui era un po' scettico, infatti mi ha poi detto "guarda non t'avrei dato una lira" e invece sono l'unica che alla fine è rimasta in tutto il percorso.




In questo momento sto bene Altrove. Sono in una fase che sto cercando di mollare degli attaccamenti che io ho. Per esempio io sono legatissima a mia madre. Cerco di tagliare radici ma non ce la faccio e la distanza rende a tutte e due il respiro dell'allontanamento. Mia madre vive accanto a casa mia. L'Altrove mi dà respiro, mi leva la tentazione di starle col fiato sul collo. Mia madre mi dice che si possono anche non fare i figli. Che ne so lei è spaventata che possa dimenticarmeli, come mi posso dimenticare per ore l'acqua che bolle. Forse non ha tutti i torti, ma io ancora non mi immagino una vita senza figli. Se il tempo sarà generoso, voglio sicuramente dei figli. Se Dio vuole non mi è mai partito l'orologio biologico. Io ho trentasette anni e non c'ho fretta.

Parlo della mia vita a fasi. Per cosa ho lottato nella vita? Il mio benessere. Cercare un equilibrio perché io per molte cose sono sbilanciata, faccio mille cose contraddittorie. Adesso sono in una fase zen, vorrei abbracciare tutti. L'amore universale. Mi auguro veramente che si riesca a trovare il senso di umanità, di condivisione, a Firenze come a Roma. Perché non superare atteggiamenti egoistici e di giudizio? I social ci hanno pompato l'ego. Piuttosto una condivisione vera, anche dei difetti, senza puntare il dito. Prendersela in leggerezza. Ecco.



"Do I contradict myself? Very well, then I contradict myself, I am large, I contain multitudes." 
Walt Whitman


Qui le altre interviste quando saranno caricate. Con Francesca abbiamo aperto la serie.

giovedì 8 marzo 2018

Festina interviste: 4 donne per una città


In occasione dell'8 Marzo, vogliamo celebrare la festa della donna in quanto idea evolutiva. 
Festina Lente presenta un primo ciclo di interviste dedicato a 4 moschettiere della città di Firenze.
Saranno 4 amiche a rivelare qualche cantuccio della propria anima, un sogno irrealizzato, un viaggio interrotto, un'immagine che dà loro il coraggio e un mantra che alimenta incoscienza.
Saranno Francesca Frati, Cristina Tudos, Michelle Davis e Francesca Pazzagli a rivelarsi alla penna di Festina. 

Cosa chiedereste ad una donna per dischiudere l'essenza della femminilità?
Cosa diamine significa in un mondo di lotte e creazioni, la femminilità?