lunedì 14 gennaio 2013

Festina Tessuto Vissuto Piaciuto

museo tessuto
cosa aspettarsi dal Museo del Tessuto di Prato
L'imponente edificio della fabbrica Campolmi di Prato vantava la ciminiera più alta della città, 50 metri di mattoni rossi che svettano verso il cielo. Oggi che i motori della caldaia sono spenti, l'edificio è stato convertito a sede definitiva del Museo del Tessuto. All'inizio della visita, si passa accanto alla caldaia a vapore che da una vetrata si affaccia sul cortile rettangolare, dove i segni dell'attività manifatturiera restano intatti.
Il Percorso Espositivo generale segue lo spirito delle mostre temporanee, facendo ruotare nelle vetrine gli oggetti più emblematici. L'esposizione in auge fino al 30 maggio è Vintage, l'irresistibile fascino del vissuto, che affonda entrambe le mani negli archivi materiali da cui gli stessi designer attingono per creare.


guida alla mostra Vintage
In origine furono i cenci, balle di capi di abbigliamento compressi e spediti dagli Stati Uniti, dove gli abiti venivano smessi prima di diventare lisi, visto il benessere diffuso. I solerti cenciaioli pratesi seduti su un guanciale al centro dello stanzone del magazzino, spulciavano ogni giacca o pantalone, dapprima svuotando le tasche da monete o altri cimeli abbandonati al loro interno; quindi via i bottoni, separati i tessuti di colore differente e la lana veniva rigenerata, cioè disinfettata e sfilacciata fino a riportarla a materia prima, commerciabile a prezzi molto vantaggiosi.
parka eskimo






















Con gli anni '70 la nuova tendenza dell'acquisto dell'abito usato fece prendere d'assalto quegli stessi magazzini da anticonformisti alla ricerca di capi militari e rimandi etnici: eskimo, parka, patchwork folk di fantasie indiane; con la contestazione delle regole di produzione, commercio e consumo, trionfa il proliferare di bancarelle e negozi di second hand.

 




















Agli anni '80 risale la strutturazione di veri e propri archivi di capi delle decadi precedenti, assemblati da case di moda e collezionisti, destinati a diventare il bacino di ispirazione a cui l'alta moda imparerà a tornare, per riprendere linee e dettagli: Hermes, Chanel, Max Mara, Salvatore Ferragamo, Gucci, Emilio Pucci sono  i paladini di una tendenza a rivisitare, riproporre, incantare con qualcosa di appena scordato.
La sitauzione contemporanea registra cappotti con tre maniche e altri gioielli concettuali realizzati assemblando gilet con mucchi di guanti o poliestere (Maison Martin Margiela). Parallelamente il main stream ha inglobato il concetto di vissuto nella produzione di capi nuovi. Infatti dopo generazioni di adolescenti anni '90 che passavano i pomeriggi a scucire e pesticciare gli orli dei jeans, tagliarli a campana e richiuderli con spilloni da balia, sono arrivati in commercio jeans già sdruciti, bucati e scoloriti. Nessuno li ha portati prima di te e se per gli igienisti questo è il massimo, a me non raccontano tutta la storia.

info
Museo del Tessuto - via Santa Chiara, 24 - Prato
costo ingresso: 8 euro. Ridotto per chi arriva in treno.
Catalogo e altri libri interessanti in vendita nello shop.

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