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lunedì 1 novembre 2010

Festina Ognissanti Alda Merini

poesia nudaTutto è santo! tutti sono santi! dappertutto è santo! tutti i giorni sono nell'eternità! Ognuno è un angelo!
Il pezzente è santo come il serafino! il pazzo è santo come tu mia anima sei santa!
La macchina da scrivere è santa la poesia è santa la voce è santa gli ascoltatori sono santi l'estasi è santa!
[...]
Santa la soprannaturale ultrabrillante intelligente gentilezza dell'animo!
Allen Ginsberg


Tra i Santi da glorificare oggi, Festina sceglie Alda Merini.
Raccolta di citazioni:

Ho il colon ustionato di versi.
Bacio che sopporti il peso | della mia anima breve | in te il mondo del mio discorso | diventa suono e paura.
Ci sono notti che non accadono mai.
Amore mio | ho sognato di te come si sogna | della rosa e del vento.
Ogni amore per me è uno stupro.
Spiegami come il lume della notte, | come il delirio della fantasia. | Spiegami come la donna e come il mimo, | come pagliaccio che non ha nessuno. | Spiegami perché ho rotta la sottana: | uno strappo che è largo come il cuore.
Sono una piccola ape furibonda.
Ascolta il passo breve delle cose. | - assai più breve delle tue finestre − | quel respiro che esce dal tuo sguardo | chiama un nome immediato: la tua donna.
Quando sorge il sole mi pento amaramente di non aver peccato.

Iniziative passate dedicate ad Alda Merini>>Link
Tutti gli articoli attinenti ad Allen Ginsberg>>Link

giovedì 20 maggio 2010

Festina FE I Am America

L'Istituto Francese di Firenze è sede di appuntamenti del programma di Fabbrica Europa. Ieri ho assistito allo spettacolo I Am America, invece nei prossimi giorni (20, 21 e 22 maggio) alle 17:00 sono previste Riflessioni di Luigi Lombardi Vallauri e Mino Gabriele su matematica, simboli pagani, fisica e contemplazione.

I Am America, che muove dalle opere di Allen Ginsberg, è lo spettacolo che mi ha attratto di più quando ho aperto per la prima volta il programma dell'edizione 2010 del Festival. Sono arrivata e mi hanno fatto accomodare in una saletta-teatro allestita con lampade gialle, una panca, due tappeti e le sedie del pubblico anche ai due lati della scena.
Ci si ritrova immersi nei transiti cantati da 10 attori, di cui 4 uomini, di cui 4 e poi 3 con le scarpe ai piedi, di cui 4 seriamente conturbanti. Tra di loro una donna vestita di nero come una vedova, mentre due indossano abiti bianchi e cinture stellate. Forse un'allusione alla stessa simbologia usata da certi pittori impressionisti per contrappore l'Europa (il vecchio mondo) alla nascente nazione americana. Ma in questo caso, il nero ed il bianco, i gay ed i figli dei fiori, i bei ragazzi a dorso nudo ed i cantastorie scomodi, tutti convergono e compongono un mosaico: l'America.
Gli attori in scena danno l'impressione di venire da ogni dove e la loro internazionalità trova riscontro nei nomi: Itahisa Borges Méndez, Lloyd Bricken, Cinzia Cigna, Davide Curzio, Marina Gregory, Timothy Hopfner, Agnieszka Kazimierska, Felicita Marcelli, Alejandro Tomás Rodriguez, Chrystèle Saint-Louis Augustin, Julia Ulehla. L'impatto del loro andare, affrontare, recitare, sventolar bandiere è tanto forte da accendere le mie fantasie, i loro sguardi mi finiscono dritti in faccia come le parole del poeta, che evocano immagini così:
Alzi il braccio di gioia l'operatore della gru.
Cigolino e parlino gli ascensori, salendo e scendendo con reverenza.
Faccia cenno con gli occhi la misericordia della direzione dei fiori.
Dica direttamente il suo scopo il fiore diritto: cercare la luce.
Dica contortamente il suo scopo il fiore contorto: cercare la luce.

Invadimi il corpo con il sesso di Dio, soffocami le narici con l'infinita carezza del corrompersi

Mia madre avrebbe dovuto fare asana e Kundalini non camicie di forza e elettroshock alla nascita dell'FBI di Roosvelt
(Allen Ginsberg, trad. Fernanda Pivano)

musiche di Open Program - Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards
regia: Mario Biagini, produzione: Fondazione Pontedera Teatro