lunedì 23 giugno 2014

Festina da Frida Kahlo a Roma


Frida Kahlo è per molte di noi l'eroina reale di un romanzo tropicale, protagonista di intense passioni e sovrumano dolore, autrice di opere che sconvolgono. La sua attività di pittrice ha reso la sua stessa figura un'icona, riconoscibile per il tratto unico delle sopracciglia, quei baffetti mori, gli abiti tradizionali messicani e lo sguardo regale di donna a cavallo tra infiniti dualismi.


Nelle sale delle Scuderie del Quirinale a Roma, dove la sua retrospettiva è in corso fino al 13 luglio, ti imbatti per forza in due se non tre diverse signore di mezza età che accompagnano la visita di qualche amica. Loro hanno già visto la mostra, ma ci tornano come in pellegrinaggio e snocciolano dettagli e aneddoti sulla mirabolante donna ed artista messicana, moglie di un mostro sacro della pittura e capace in vita come in morte di trascendere ogni paragone con lui.


I curatori della mostra hanno voluto attualizzare l'approccio all'arte di Frida Kahlo incentrando la visita più sui rapporti della produzione artistica con la storia messicana ed internazionale che sulla vicenda biografica dell'artista.
Cionostante è quel feto disegnato sul corpetto sotto falce e martello, sono i riferimenti fin troppo vaghi delle didascalie alle relazioni carnali con altri uomini e donne, come anche l'assoluta necessità di appartenere a Diego Rivera, che parlano forte e chiaro all'anima delle visitatrici e forse anche dei visitatori. Quella donna fragile e forte, che appena sposata compie i primi viaggi negli Stati Uniti presentandosi come Carmen Rivera, riprende possesso con gli anni del suo pieno nome, sagrificato di una "e" perchè tedesca non si sente più che messicana.
'E la sua indiscutibile capacità di rendere universale e illuminante la sua vicenda di donna dotata di enormi talenti, a costituire un tassello imprescindibile della nostra umana esperienza dell'arte e della passione. Si è preso lei come riferimento per l'indagine intima del torbido che ci compone tanto quanto la purezza, e ne vogliamo di più, vogliamo invischiarci ancora ed ancora nel cortocircuito delle sue autorappresentazioni. Vogliamo un tutt'uno tra artista e persona, quindi come scindere, perchè scindere? Ci sono dei filmati originali dai quali si resta ipnotizzati e la delicatezza delle dediche tracciate su tela, ha del sublime. Provare per credere.

A parte i saggi seri, le stampe da appendere, le riviste dedicate, nello shop del museo si trovano le calamite da frigo con cui giocare a comporre decine di immagini di Frida-merchandising. E anche la riproposta del diario originale, scarabocchiato e colorato. Mi sono ripromessa di comprarlo solo dopo che l'avrò conosciuta meglio. E presto detto, l'occasione: a Genova, Palazzo Ducale, dal 20 settembre all'8 febbraio 2015 un'altra mostra incentrata sul rapporto Frida Kahlo-Diego Rivera. Sento la sottile sorda vertigine di non mancarla.

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