martedì 20 maggio 2014

Festina Antropologica, museum of inspiration


In via del Proconsolo 12 a Firenze si entra al Museo di Antropologia ed Etnologia posto al primo piano di Palazzo Nonfinito. 'E un museo storico, che presenta manufatti e corpi, abiti e capanne suddivisi per area geografica d'origine, fondato da Paolo Mantegazza nel 1869 con l'intento di esporre le diversità umane in campo fisico e culturale. In quanto museo storico, questo fotografa le modalità di costruzione delle collezioni e l'approccio espositivo tipico dei secoli passati. Nell'antropologia museale contemporanea certi concetti, avremo modo di vedere, sono stati superati o resi oggetti di dibattito.
Salendo le scale facciamo il primo incontro con Patagone, la statua che rappresenta un alto abitante della Patagonia creata nel '700 a partire dalle dimensioni riportare sulla relazione dei viaggi del Capitano Byron intorno al mondo.



La prima sala dell'anello espositivo è dedicata alla popolazione Ainu del Nord del Giappone, che Fosco Maraini ebbe modo di conoscere e documentare negli anni '40. Ci sono fotografie, abiti cerimoniali e lance legate al rituale dello 'Iyomande', il sacro invio dell'orso che viene ucciso collettivamente ed assume il ruolo di messaggero degli uomini presso le divinità della Montagna. 
I dettagli di questa pratica di comunione ancestrale che passa anche dal consumo della carne dell'animale sacrificato, crudele e densa di simbologie, sono stati la parte che più ha ispirato le mie riflessioni questa volta. Spesso quando sono in cerca di ispirazione entro al Museo e mi lascio catturare dalle forme dei monili africani, dall'odore della capanna di Sumatra che si erge per intero in una saletta, batto sul fianco delle imbarcazioni in legno, cerco i rivestimenti di madreperla dei costumi che connettono il femminile alla luna. La frequentazione di queste sale spesso vuote, mi fa compiere un passo verso l'ignoto che iniza dove l'abitudine diventa relativa.

Quella che invece tendo a saltare in fretta, sentemdomi complice di una deprivazione, è la sezione in cui si possono osservare le mummie accovacciate in posizione fetale, portate via dal Perù e le teste-trofeo dell'Amazzonia. Esiste un movimento contemporaneo in antropologia chiamato Repatriation che vorrebbe il rimpatrio di resti, specie se umani, al loro luogo d'origine. In tal modo si potrebbe compensare la razzia sistematica che l'Occidente ha operato parallelamente alle esplorazioni, e che a volte rende ancora oggi impossibile la costituzione di musei entografici nei paesi nativi.
Non scordiamo che i musei rivelano molto di chi compone e dispone le collezioni e del loro modo di porsi rispetto all'Altro.

Il museo di Antropologia ed Etnologia fa parte del Museo di Storia Naturale di Firenze. Costo biglietto 6 euro. Chiuso il mercoledì. Info 055 2756444

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