domenica 21 marzo 2010

Festina e l'omaggio alla follia



"La follia è saltare sul tappeto della ragione".
"Anche la follia merita i suoi applausi".

(Alda Merini)

Oggi sarebbe stato il suo compleanno se Alda Merini non si fosse spenta lo scorso 1° novembre. Mi preparo per andare al Noir, ma stavolta rinuncio al solito jeans alla moda e tacco alto, voglio sfoggiare un tocco di estrosità. Stasera, oltre che per il solito cosmopolitan, voglio fare un salto al Noir perchè mi incuriosisce la mostra di Manuel De Marco "Omaggio ad Alda Merini e alla follia".
"Manuel De Marco, giovane artista di Basiliano (Udine) dedica questa sua personale al genio poetico di Alda Merini, una delle ultime grandi autrici del Novecento, scomparsa nel novembre scorso. Si tratta di una serie di opere realizzate con tecniche miste su cartoncino dalle variegate dimensioni e caratterizzate da una decisa monocromia. Sui supporti, infatti, si alternano vibranti segni neri che si muovono in libertà seguendo una partitura tutta interiore. In alcuni casi vanno a comporre una figura riconoscibile e realistica sebbene la stessa si mostri solo attraverso un particolare ingrandito. In altre situazioni maggiormente orientate verso atmosfere astratte, il dinamismo dell’immagine risulta ancora più accentuato e il soggetto si palesa attraverso una fugace apparizione, subito inghiottito dal reticolato segnico, per poi riapparire successivamente, sotto un’altra luce. A metà strada tra questi due estremi si collocano le opere forse più emblematiche dove si sovrappongono immagini e frammenti di ispirazione diversa come quella in cui campeggia una sorta di drappo nero che oscura il tutto e sul quale spiccano grafismi che rimandano a quelli infantili. Indagare la follia umana - come si propone l’artista - significa percorrere un sentiero fatto soprattutto di apparizioni improvvise, dove la lucidità della visione si annulla nell’incomprensibilità del messaggio di fondo e dove la percezione del mondo naufraga in un balugino caotico di immagini. Un sipario scuro e pesante copre e rende vano ogni sforzo per giungere alla propria pace interiore: in quest’ottica la scelta pittorica della monocromia si rivela efficace perché permette all’autore di evitare l’accento festoso del colore e di imprimere alle scene un senso profondo di angoscia esistenziale". (Cristina D'Angelo)

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